L’era cinquantenaria del sacchetto di plastica per la spesa, inquinante e non sostenibile, si è finalmente conclusa il 1° gennaio 2011. Nel mondo vengono ancora prodotte (purtroppo) circa 4-5 mila miliardi di buste di plastica l’anno. Le si utilizza al massimo per 20 minuti ma, dato che vengono prodotte a partire da grandi quantitá di petrolio, impiegano molti secoli per essere degradate ed inquinano pesantemente l´ambiente rilasciando sostanze tossiche e bioaccumulabili. Milioni di chili di plastica vengono ogni ora riversati nell´ambiente e scambiati spesso da molti altri esseri viventi del pianeta per cibo minacciandone quindi la sopravvivenza. L’Italia ha avuto il triste e vergognoso primato nei consumi delle buste di plastica, con oltre il 25% del totale dei sacchetti consumati nell’ intera Unione Europea, corrispondenti a ben oltre 250.000 tonnellate di plastica. Finalmente, per noi, questa triste, deleteria ed infamante storia è finita.
É ora di concentrare i nostri sforzi per evitare di raggiungere un´altro triste primato e diventare noi i primi, per una volta, a ridurre drasticamente l´utilizzo degli imballaggi.
L’Italia, infatti, produce ogni anno più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani (Fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2009) e circa 134,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (dato aggiornato all’anno 2006. Fonte: Istituto Nazionale di Statistica, Statistiche Ambientali 2009). La produzione giornaliera procapite si aggira su circa 1,5 kg totali. Circa il 35% in peso e il 50% in volume è costituito dagli imballaggi che, per quasi il 90%, finiscono nelle discariche e solo il 13% viene recuperato attraverso la raccolta differenziata (fonte Legambiente). Il consumo domestico di imballaggi primari ammonta a circa 2 milioni di tonnellate. Vetro, plastica e cartone concentrano l’80% della produzione totale di rifiuti da confezionamento. Ogni italiano in media consuma 34 kg di imballaggi l’anno. Questo valore raddoppia se si considerano anche i consumi effettuati fuori abitazione.
La scelta dell’imballaggio risulta quindi di fondamentale importanza sia per limitare i costi che incidono notevolmente sul prodotto finito, sia per le conseguenze a livello ambientale. L’aumento smisurato negli ultimi anni della produzione di rifiuti è in gran parte dovuto a fattori di natura sociale ed economica. In primis il progressivo miglioramento delle condizioni economiche generali che ci ha indotto ad aumentare costantemente il flusso dei consumi (non è un segreto che spesso, si acquistano beni e servizi di cui non si ha un reale bisogno). L’attuale organizzazione del lavoro spinge molte persone a mangiare fuori casa, in mense e ristoranti, dove piatti, stoviglie, bicchieri, tovaglioli, tovaglie sono monouso e ingenti sono le quantità di rifiuti da smaltire. L’incremento delle aree urbane, cioè la concentrazione di un numero crescente di persone che si riversa dalle campagne alle città, ha comportato un cambiamento nello stile di vita e nelle abitudini di consumo che sono waste-intensive (ad esempio in città gli scarti alimentari non si danno in pasto agli animali). I sistemi industriale e commerciale, inoltre, hanno favorito la crescita dei rifiuti, attraverso la produzione e l’utilizzo di merci sempre meno durevoli, al fine di aumentare continuamente le vendite, fino alla diffusione di prodotti usa e getta: fazzoletti, pannoloni, rasoi, posate, che associano la comodità individuale alla crescita sempre più rapida dei rifiuti. Inoltre bottiglie e contenitori a perdere, sia di plastica che di metallo, hanno progressivamente invaso il mercato e sostituito completamente le bottiglie a rendere su cauzione. Così montagne di imballaggi di plastica, cartoni, alluminio, banda stagnata, traboccano dai cassonetti dei rifiuti. La diversificazione dei processi produttivi ha generato la moltiplicazione delle tipologie dei rifiuti. L’impatto generato sull’ambiente non dipende, infatti, solo dalla quantità, ma anche e soprattutto dalla qualità dei rifiuti; le sostanze pericolose in essi contenute, anche in piccole quantità, rappresentano fattori di rischio per l’ambiente. I rifiuti, come tutte le cose di questo mondo, sono soggetti alla regola per la quale nulla si distrugge tutto si trasforma. Il problema sono i tempi e le conseguenze. Per fare alcuni esempi concreti di tempi di biodegradazione dei rifiuti, un fazzoletto di carta impiega circa 3 mesi, una gomma da masticare abbisogna di 5 anni, una lattina di coca-cola (alluminio) dai 10 ai 100 anni, un sacchetto di plastica circa 1.000 anni.
Soluzioni possibili e pratiche:
- Se necessario acquistare prodotti con imballaggio, almeno scegliere quelli che utilizzano imballaggi ecocompatibili, carta riciclata, plastica idrosolubile ecc.
- Scegliere prodotti concentrati e di volume limitato: sono da preferire contenitori costituiti, per unità di prodotto, da minor materia, il che ci porta verso contenitori più sottili di spessore, che non ridondano di strati di plastica e carta, confezionati con una buona percentuale di riciclato. I prodotti concentrati sono da preferire perché permettono di vendere prodotti con un tasso di concentrazione molto elevato, in grado di essere diluiti con acqua; l’acqua, non venendo messa in commercio, non incide nei costi di trasporto dato che la merce risulta meno pesante e meno voluminosa; al costo del peso si aggiunge anche quello dell’imballaggio che cambia notevolmente in base al tipo di prodotto da confezionare.
- Scegliere prodotti con imballaggi ridotti: scegliere prodotti con un minor involucro imballante, come prodotti artigianali e locali che spesso sono accompagnati da imballaggi assai modesti e secondari rispetto a quelli legati alle produzioni industriali, confezioni formato famiglia rispetto alle monodose, prodotti di stagione rispetto a quelli conservati in scatola oppure surgelati (dove le basse temperature di esercizio comportano enormi consumi di energia), prodotti con contenuto ricaricabile (refill).
- Riutilizzare gli imballaggi. Significa: riempire o reimpiegare una confezione già utilizzata per un uso identico a quello per la quale è stata concepita. Molti oggetti, come i sacchetti di plastica o le scatole di cartone, vengono utilizzati una sola volta (imballaggi usa e getta) ma potrebbero essere riutilizzati molto più spesso.
Ma non ci dobbiamo fermare qui. La questione è squisitamente politica. Dobbiamo imporre limiti, incentivare buone pratiche e disincentivare quelle perverse.